psilocybe.
Jan 31
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Sai che cos’è la pazzia? Essere indulgenti con sè stessi.

(x)

Jan 19
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Non fare progetti, odio la gente che fa progetti. Preoccupati di far funzionare le cose lungo la strada, non è meglio?

(x)

Jan 17
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E’ difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.
Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.
Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù.
ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

Pier Paolo Pasolini.
Supplica a mia madre

Nov 22
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Third (2008)

Nov 02
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Oct 31
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Halber Mensch
Halber Mensch
Geh weiter, in jede Richtung
Wir haben Wahrheiten für Dich aufgestellt
Halber Mensch
In ihren Rissen leuchten unsre Sender
Zu jeder vollen Stunde senden wir Deine Werte
Geh weiter
Wir sorgen für Dich…
Wir nehmen für Dich wahr
Halber Mensch
Wer geteilt ist, hat nicht mitzuteilen
Wir sorgen für Dich
Wir nehmen für Dich wahr
Wir sorgen für Dich
Wir triggern Deine Sinne
Rauschunterdrückung
Halber Mensch
Du siehst die Sender nicht
Und Kabel hängen
Längst verlegt
Aus deinen Nerven
Enden längs des Wegs
Geh weiter!
Sieh Deine 2. Hälfte…
Wer geteilt ist, hat nicht mitzuteilen
Wir sorgen für Dich
Wir triggern Deine Sinne
Wir nehmen für Dich wahr
Wir sorgen für Dich
Dass die 2. Hälfte Dich niemals trifft
Halber Mensch
Sieh Deine 2. Hälfte
Die scheinbar grundlos
Schreiend erwacht
Schreiend näherkommt
Du siehst sie nicht
Bist gefässelt vom Abendprogramm
Geh weiter in jede Richtung
Wer geteilt ist, hat nicht mitzuteilen
Nach wie vor
Nach wie vor
Streng Dich an
Streng Dich an
Nach wie vor
Wir sorgen für Dich
Wir nehmen für Dich wahr
Wir triggern Deine Sinne
Wir sorgen für Dich
Dass die 2. Hälfte Dich niemals trifft
Halber Mensch
Mir nichts dir nichts
Steht da der Schnitter
Geh weiter
Stösst an
Geh nicht weiter -
Du formlose Knete
Aus der die Lebensgeister
Den letzten Rest
Funken aussagen
Fliegen taumelnd, besoffen davon
Tanzen nutzlos in der Sonne
Macht Dir nichts aus
Sie machen Garaus
Ein Bild für die Götter
Schönen Gruss vom Schnitter
Sicheln nicht sein!…
Verwesen


Mezzo uomo
Mezzo uomo
Va’ avanti, in ogni direzione
Abbiamo stabilito delle verità per te
Mezzo uomo
Nelle loro crepe risplendono i nostri trasmettitori
A ogni scoccar di ora trasmettiamo i tuoi valori
Va’ avanti
Ci prendiamo noi cura di te…

Percepiamo noi per te
Mezzo uomo
Chi è diviso in parti non ha nulla di che rendere partecipi
Ci prendiamo noi cura di te…
Percepiamo noi per te
Ci prendiamo noi cura di te…
Mettiamo in moto i tuoi pensieri
Eliminazione dei disturbi
Mezzo uomo
Tu non vedi i trasmettitori
E dalle tue terminazioni nervose,
lungo la strada,
pendono cavi
posti molto tempo fa
Va’ avanti!
Guarda la tua seconda metà
Chi è diviso in parti non ha nulla di che rendere partecipi
Ci prendiamo noi cura di te…
Mettiamo in moto i tuoi pensieri
Percepiamo noi per te
Ci preoccupiamo noi al posto tuo
affinché la tua seconda matà non abbia mai a incontrarti
Mezzo uomo
Guarda la tua seconda metà
Che apparentemente senza motivo
Si sveglia urlando
si avvicina urlando
Tu non la vedi
sei completamente preso dal programma serale
Va’ avanti in ogni direzione
Chi è diviso in parti non ha nulla di che rendere partecipi
come sempre
come sempre
Sforzati
Sforzati
come sempre
Ci prendiamo noi cura di te
Percepiamo noi per te
Mettiamo in moto i tuoi pensieri
Ci preoccupiamo noi al posto tuo
affinché la tua seconda metà non abbia mai a incontrarti
Mezzo uomo
A me niente, a te niente
Là sta la Mietitrice
va’ avanti
Colpisce
Non andare avanti…
Tu, impasto informe
Dal quale gli spiriti vitali
risucchiano
fino all’ultima scintilla
Volano vacillando, ne sono ebbri,
Danzano senza scopo nel sole
Non t’importa nulla
che ti diano il colpo di grazia
un’immagine per gli dèi
un caro saluto dalla Mietitrice
Possa non essere la falce!
Marcire

Einstürzende Neubauten
Halber Mensch

Oct 29
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Io non mi lamento. So perdere, ma non sopporto la slealtà.
Oct 26
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Credo nel potere che ha l’immaginazione di plasmare il mondo, di liberare la verità dentro di noi, di cacciare la notte, di trascendere la morte, di incantare le autostrade, di propiziarci gli uccelli, di assicurarsi la fiducia dei folli.
Credo nelle mie ossessioni, nella bellezza degli scontri d’auto, nella pace delle foreste sommerse, negli orgasmi delle spiagge deserte, nell’eleganza dei cimiteri di automobili, nel mistero dei parcheggi multipiano, nella poesia degli hotel abbandonati.
Credo nelle rampe in disuso di Wake Island, che puntano verso il Pacifico della nostra immaginazione.
Credo nel fascino misterioso di Margaret Thatcher, nella curva delle sue narici e nella lucentezza del suo labbro inferiore; nella malinconia dei coscritti argentini feriti; nei sorrisi tormentati del personale delle stazioni di rifornimento; nel mio sogno che Margaret Thatcher sia accarezzata da un giovane soldato argentino in un motel dimenticato, sorvegliato da un benzinaio tubercolotico.
Credo nella bellezza di tutte le donne, nella perfidia della loro immaginazione che mi sfiora il cuore; nell’unione dei loro corpi disillusi con le illusorie sbarre cromate dei banconi dei supermarket; nella loro calda tolleranza per le mie perversioni.
Credo nella morte del domani, nell’esaurirsi del tempo, nella nostra ricerca di un tempo nuovo, nei sorrisi di cameriere di autostrada e negli occhi stanchi dei controllori di volo in aeroporti fuori stagione.
Credo negli organi genitali degli uomini e delle donne importanti, nelle posture di Ronald Reagan, di Margaret Thatcher e della principessa Diana, negli odori dolciastri emessi dalle loro labbra mentre fissano le telecamere di tutto il mondo.
Credo nella pazzia, nella verità dell’inesplicabile, nel buon senso delle pietre, nella follia dei fiori, nel morbo conservato per la razza umana dagli astronauti di Apollo.
Credo nel nulla.
Credo in Max Ernst, Delvaux, Dalì, Tiziano, Goya, Leonardo, Vermeer, De Chirico, Magritte, Redon, Dürer, Tanguy, Facteur Cheval, torri di Watts, Böcklin, Francis Bacon, e in tutti gli artisti invisibili rinchiusi nei manicomi del pianeta.
Credo nell’impossibilità dell’esistenza, nell’umorismo delle montagne, nell’assurdità dell’elettromagnetismo, nella farsa della geometria, nella crudeltà dell’aritmetica, negli intenti omicidi della logica.
Credo nelle donne adolescenti, nel potere di corruzione della postura delle loro gambe, nella purezza dei loro corpi scompigliati, nelle tracce delle loro pudenda lasciate nei bagni di motel malandati.
Credo nei voli, nell’eleganza dell’ala e nella bellezza di ogni cosa che abbia mai volato, nella pietra lanciata da un bambino che porta via con sé la saggezza di statisti e ostetriche.
Credo nella gentilezza del bisturi, nella geometria senza limiti dello schermo cinematografico, nell’universo nascosto nei supermarket, nella solitudine del sole, nella loquacità dei pianeti, nella nostra ripetitività, nell’inesistenza dell’universo e nella noia dell’atomo.
Credo nella luce emessa dai televisori nelle vetrine dei grandi magazzini, nell’intuito messianico delle griglie del radiatore delle automobili esposte, nell’eleganza delle macchie d’olio sulle gondole dei 747 parcheggiati sulle piste catramate dell’aeroporto.
Credo nella non esistenza del passato, nella morte del futuro, e nelle infinite possibilità del presente.
Credo nello sconvolgimento dei sensi: in Rimbaud, William Burroughs, Huysmans, Genet, Celine, Swift, Defoe, Carroll, Coleridge, Kafka.
Credo nei progettisti delle piramidi, dell’Empire State Building, del Fürerbunker di Berlino, delle rampe di lancio di Wake Island.
Credo negli odori corporei della principessa Diana.
Credo nei prossimi cinque minuti.
Credo nella storia dei miei piedi.
Credo nell’emicrania, nella noia dei pomeriggi, nella paura dei calendari, nella perfidia degli orologi.
Credo nell’ansia, nella psicosi, nella disperazione.
Credo nelle perversioni, nelle infatuazioni per alberi, principesse, primi ministri, stazioni di rifornimento in disuso (più belle del Taj Mahal), nuvole e uccelli.
Credo nella morte delle emozioni e nel trionfo dell’immaginazione.
Credo in Tokyo, Benidorm, La Grande Motte, Wake Island, Eniwetok, Dealey Plaza.
Credo nell’alcolismo, nelle malattie veneree, nella febbre e nell’esaurimento.
Credo nel dolore.
Credo nella disperazione.
Credo in tutti i bambini.
Credo nelle mappe, nei diagrammi, nei codici, negli scacchi, nei puzzle, negli orari aerei, nelle segnalazioni d’aeroporto.
Credo a tutti i pretesti.
Credo a tutte le ragioni.
Credo a tutte le allucinazioni.
Credo a tutta la rabbia.
Credo a tutte le mitologie, ricordi, bugie, fantasie, evasioni.
Credo nel mistero e nella malinconia di una mano, nella gentilezza degli alberi, nella saggezza della luce.

James G. Ballard.
Ciò in cui credo

Oct 25
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Oct 18
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Ringraziare voglio il divino
labirinto delle cause e degli effetti
per la diversità delle creature
che compongono questo universo singolare,

per la ragione, che non cesserà di sognare
un qualche disegno del labirinto,
per il viso di Elena e la perseveranza di Ulisse,
per l’amore, che ci fa vedere gli altri
come li vede la divinità,

per il saldo diamante e l’acqua sciolta
per l’algebra, palazzo di precisi cristalli,
per le mistiche monete di Angelus Silesius,
per Schopenhauer,
che forse decifrò l’universo,
per lo splendore del fuoco
che nessun essere umano può guardare
senza uno stupore antico


per il mogano, il sandalo e il cedro,
per il pane e il sale,
per il mistero della rosa
che prodiga colore e non lo vede,
per certe vigilie e giorni del 1955,

per i duri mandriani che nella pianura
aizzano le bestie e l’alba,
per il mattino a Montevideo,
per l’arte dell’amicizia,
per l’ultima giornata di Socrate,
per le parole che in un crepuscolo furono dette
da una croce all’altra,
per quel sogno dell’Islam che abbracciò
mille notti e una notte,

per quell’altro sogno dell’inferno,
della torre del fuoco che purifica,
e delle sfere gloriose,
per Swedenborg,
che conversava con gli angeli per le strade di Londra,
per i fiumi segreti e immemorabili
che convergono in me,

per la lingua che secoli fa parlai nella Northumbria,
per la spada e l’arpa dei sassoni,
per il mare, che è un deserto risplendente
e una cifra di cose che non sappiamo,
per la musica verbale d’Inghilterra,
per la musica verbale della Germania,
per l’oro che sfolgora nei versi,
per l’epico inverno
per il nome di un libro che non ho letto,

per Verlaine, innocente come gli uccelli,
per il prisma di cristallo e il peso d’ottone,
per le strisce della tigre,
per le alte torri di San Francisco e di Manhattan,
per il mattino nel Texas,
per quel sivigliano che stese l’Epistola Morale,
e il cui nome, come preferiva, ignoriamo,
per Seneca e Lucano, di Cordova,
che prima dello spagnolo
scrissero tutta la letteratura spagnola,
per il geometrico e bizzarro gioco degli scacchi,
per la tartaruga di Zenone e la mappa di Royce,
per l’odore medicinale degli eucalipti,
per il linguaggio, che può simulare la sapienza,
per l’oblio, che annulla o modifica i passati,
per la consuetudine,
che ci ripete e ci conferma come uno specchio,
per il mattino, che ci procura l’illusione di un principio,

per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia,
per il coraggio e la felicità degli altri,

per la patria, sentita nei gelsomini
o in una vecchia spada,
per Whitman e Francesco d’Assisi che scrissero già
questa poesia,

per il fatto che questa poesia è inesauribile
e si confonde con la somma delle creature
e non arriverà mai all’ultimo verso
e cambia secondo gli uomini,

per Frances Haslam, che chiese perdono ai suoi figli
perché moriva così lentamente,
per i minuti che precedono il sonno,
per il sonno e la morte,
quei due tesori occulti,
per gli intimi doni che non elenco,
per questa musica, misteriosa forma del tempo.


Jorge Luis Borges.
Un’altra poesia dei doni